Il mondo non si è mai diviso per ideologie. Si è sempre diviso per sistemi di governo.

Il mondo senza illusioni

Per tutto il XX secolo, i conflitti globali ci sono stati spiegati attraverso le ideologie. Democrazia contro fascismo. Capitalismo contro comunismo. Mondo libero contro totalitarismo. Questa visione sembrava evidente — ogni parte aveva la propria idea, il proprio libro, il proprio leader che incarnava quell’idea.

Ma se si guarda non all’ideologia, che cambiava nelle diverse fasi della storia, ma alla reale meccanica del governo — il quadro cambia completamente.

La Legge Fondamentale dell’Economia Politica mostra una cosa semplice:

Personalità → Comportamento → Scelta → Domanda → Denaro

 

Se si osserva attraverso questa catena, diventa chiaro il punto principale — ogni sistema ha un solo obiettivo: formare il comportamento.

È proprio qui che passa la vera linea di divisione, da cui nascono conflitti, tensioni e guerre.

Non passava tra le idee. Passava tra i sistemi. Tra quelli in cui l’ambiente forma il comportamento indipendentemente dalla personalità, e quelli in cui la personalità forma l’ambiente intorno a sé.

Questa differenza spiega più di qualsiasi ideologia. Ed è attuale oggi esattamente come cento anni fa.

 

La Prima guerra mondiale — non fu una guerra di ideologie, ma uno scontro tra sistemi che formavano il comportamento umano in modo diverso

La Prima guerra mondiale viene solitamente spiegata attraverso il nazionalismo, l’imperialismo e il sistema delle alleanze. È più semplice — ci sono cause, paesi e una catena di eventi.

Ma se si guarda più a fondo, emerge un quadro diverso. Non fu un conflitto di idee, ma di modi di governare le persone.

Da una parte c’erano la Gran Bretagna e la Francia (Terza Repubblica). Erano sistemi parlamentari in cui regole e istituzioni limitavano il potere di un singolo individuo. Nessun leader poteva subordinare completamente il sistema a sé stesso. Il comportamento delle persone veniva formato attraverso leggi, procedure e un ambiente stabile.

Dall’altra parte c’erano l’Impero tedesco, l’Austria-Ungheria e l’Impero ottomano. Erano sistemi centralizzati in cui le decisioni chiave dipendevano dal monarca o da un ristretto gruppo di potere. Qui era la personalità a determinare la direzione — da essa dipendevano il funzionamento dell’intero sistema e le azioni delle persone.

È importante capire: non combattevano per ideologie opposte. Non era una lotta tra “libertà” e “oppressione” nel senso in cui viene spesso presentata.

Si trattava di uno scontro tra due principi diversi di governo — il governo attraverso lo Stato e il governo attraverso la personalità.

  • In un caso, il comportamento delle persone veniva formato da un sistema di regole che esisteva indipendentemente da un leader specifico.
  • Nell’altro caso, il comportamento delle persone veniva determinato dalla volontà di una singola personalità, che poteva modificare le regole a proprio vantaggio.

Questa differenza è diventata la base del conflitto.

Di conseguenza, vinsero la Gran Bretagna, la Francia e i loro alleati — cioè i sistemi in cui regole e istituzioni si dimostrarono più forti del potere di un singolo individuo.

 

La Guerra Fredda — non capitalismo contro comunismo

La Guerra Fredda viene solitamente descritta come uno scontro tra capitalismo e comunismo. Mercato libero contro economia pianificata. Individualismo contro collettivismo. Questo schema è familiare, ma non spiega come il sistema funzionasse realmente.

Se si guarda più in profondità, emerge un quadro diverso. Non si trattava di uno scontro di idee, ma di uno scontro tra sistemi di gestione.

Da un lato c’erano gli Stati Uniti, l’Europa occidentale, il Canada e l’Australia. Erano sistemi parlamentari (negli Stati Uniti — una repubblica presidenziale con separazione dei poteri) in cui le istituzioni creavano un ambiente prevedibile indipendentemente dalla personalità del leader. Presidenti e primi ministri cambiavano, ma il sistema continuava a funzionare.

Dall’altro lato c’erano l’URSS, la Cina, Cuba e la Corea del Nord. Erano sistemi centralizzati in cui la personalità del leader determinava la direzione dell’intero sistema. Stalin, Mao, Castro, Kim — il comportamento della società veniva formato attraverso la volontà del centro.

L’ideologia era solo uno strato esterno. Dietro di essa si trovava il vero modello di gestione, in cui il fattore decisivo era chi forma il comportamento — il sistema o la personalità.

Per questo motivo, quando l’URSS ha iniziato a dissolversi, il sistema è crollato rapidamente. I paesi occupati hanno ristabilito la loro indipendenza e il modello centralizzato di governo ha iniziato a disintegrarsi insieme alla perdita del controllo sull’ambiente.

Allo stesso tempo, i paesi baltici non si sono formati da zero — hanno ristabilito la loro statualità, esistente prima dell’occupazione, e hanno iniziato rapidamente a integrarsi nella comunità internazionale, poiché le istituzioni statali sono state ripristinate.

Contemporaneamente, dal crollo dell’URSS sono emersi 12 nuovi Stati, che hanno iniziato a costruire i propri sistemi da zero, in condizioni di assenza di un ambiente istituzionale stabile.

Ed è proprio qui che si è manifestata di nuovo la stessa divisione fondamentale.

Dove il potere è rimasto concentrato nelle mani di una sola persona o di un ristretto gruppo, i paesi hanno continuato a seguire lo stesso modello centralizzato e sono rimasti nell’orbita di Mosca.

Dove hanno iniziato a formarsi istituzioni e regole indipendenti dalla personalità del leader, oppure dove i poteri del governo sono stati ridotti, i paesi si sono gradualmente allontanati da questa logica e hanno cambiato la direzione del loro sviluppo.

 

Oggi — la stessa linea di divisione, semplicemente senza ideologia

Oggi la vetrina ideologica è praticamente scomparsa. Nessuno promuove apertamente il fascismo o il comunismo come modello globale. Ma la linea di divisione tra i sistemi non è scomparsa.

Se si guarda attraverso il sistema, diventa evidente una cosa: il mondo è ancora diviso non dalle idee, ma dal modo in cui viene controllato il comportamento.

Da una parte si trovano l’Unione Europea, il Canada, l’Australia, la Nuova Zelanda, la Norvegia, l’Islanda, il Giappone e la Corea del Sud. Si tratta di sistemi in cui l’ambiente forma il comportamento indipendentemente dalla personalità del leader. I politici cambiano, ma le regole restano. È per questo che questi paesi si avvicinano — non per ideologia, ma perché la loro logica di sistema coincide.

Dall’altra parte si trovano la Russia, la Cina, la Corea del Nord, così come diversi paesi del Medio Oriente e dell’Africa. Si tratta di sistemi centralizzati in cui la personalità forma l’ambiente. Qui il comportamento viene determinato dall’alto e la stabilità dipende dal centro. Anche questi paesi si avvicinano — non attraverso le idee, ma perché sono costruiti secondo la stessa logica.

Ed è proprio qui che i casi di confine diventano importanti — mostrano nel modo più chiaro come funziona la regola.

La Francia è una repubblica presidenziale con un ruolo forte della personalità del leader. Ma si trova all’interno dell’ambiente dell’Unione Europea, che limita decisioni brusche e imprevedibili. Questo ambiente trattiene il sistema e mantiene la stabilità.

La Polonia è un caso simile. I tentativi di rafforzare il potere e spostare il sistema verso la personalità incontrano immediatamente i limiti imposti dall’ambiente dell’Unione Europea. Il sistema non consente un passaggio completo verso un modello centralizzato.

La Turchia è l’esempio opposto. Un paese con una tradizione parlamentare che, sotto l’influenza di una forte personalità, ha iniziato a muoversi verso un modello centralizzato. Il risultato è una minore stabilità del sistema e una impossibilità di piena integrazione nell’ambiente europeo.

Gli Stati Uniti rappresentano un caso separato e complesso. Il sistema è stato costruito su istituzioni e sulla separazione dei poteri. Ma oggi è sempre più evidente che la personalità inizia a determinare l’ambiente più di quanto l’ambiente limiti la personalità. Questo è un movimento verso una logica centralizzata, e il sistema mostra già segnali di instabilità.

Alla fine il quadro resta lo stesso. La linea di divisione non è scomparsa. È la stessa che esisteva cento anni fa.

Si può comprenderla attraverso una semplice catena:

Personalità → Comportamento → Scelta → Domanda → Denaro

 

Ogni sistema inizia dalla persona. Ma poi emerge la domanda principale — che cosa controlla il comportamento?

In alcuni paesi questo ruolo è svolto dalle regole. Leggi, istituzioni e procedure funzionano indipendentemente da chi è al potere. Il presidente cambia, ma il sistema continua a funzionare. Le persone capiscono cosa aspettarsi domani.

In altri paesi il comportamento è determinato da una persona concreta o da un ristretto gruppo al vertice. Sono loro a definire le regole e possono cambiarle secondo i propri interessi. La stabilità del sistema dipende da loro — e solo da loro.

Per questo motivo i paesi non si dividono per ideologia e non per ciò che dicono i politici.

La divisione passa per un criterio semplice — chi e come forma il comportamento delle persone.

  • Lì dove lo fa il sistema, appare prevedibilità.
  • Lì dove lo fa la personalità, appare dipendenza e, con il tempo, instabilità.

 

Attraverso questo stesso principio si capisce perché alcuni paesi si avvicinano e altri entrano in conflitto.

E permette anche di vedere la cosa più importante — in quale direzione si muove ogni sistema.

La divisione non passa per le ideologie.
La divisione passa per chi forma il comportamento — il sistema o la personalità.

 

Iv.Spolan
Autore del modello “Legge Fondamentale dell’Economia Politica”

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